Il killer professionista John Wick non riesce proprio ad uscire dal giro. Ci aveva già provato nel primo film della serie ma il desiderio di vendetta lo aveva riportato ad uccidere. Nel Capitolo 2 a trascinarlo di nuovo dentro, come direbbe Michael Corleone, è un boss italiano, Santino D’Antonio, che vuole rubare il posto della sorella Gianna alla Gran Tavola, la cabina di comando del crimine mondiale che oltre alla mafia e alla camorra unisce tutti i supercattivi a capo di un universo largamente inconsapevole.
All’inizio (ri)troviamo John solo con un cane cui non ha nemmeno dato un nome. È un uomo senza moglie e presto sarà anche senza casa e senza la sua amata automobile (gliela sta resuscitando il fido meccanico Aurelio, interpretato anche in questo secondo capitolo da John Leguizamo).
Ed è di nuovo un killer riluttante, un dannato costretto a percorrere la terra, rigorosamente al centro dell’inquadratura, con andatura dolente ed espressione infelice. Ma allo spettatore che ha apprezzato il precedente John Wick, B-movie adrenalinico e senza troppe velleità artistiche, basta che Keanu Reeves compia quelle acrobazie coreografate che lo hanno reso celebre fin dai tempi di Matrix per dichiararsi soddisfatto. L’eredità di Matrix è più che mai evidente in questo secondo capitolo, non tanto per quelle evoluzioni che sono la cifra “autoriale” del regista Chad Stahelski (stuntman professionista passato dietro la cinepresa, e controfigura di Reeves in tutti i film della saga diretta dai fratelli/sorelle Wachowski, di cui Stahelski è stato stunt coordinator), quanto per i continui riferimenti ad un mondo antico che àncora l’ambientazione postmoderna del film: telefoni a disco, centraliniste anni ’40, tatuaggi in latino, archivi cartacei, alberghi vecchio stile con sistemi postali da anteguerra. In questo universo futuribile si continua a comunicare con i piccioni viaggiatori, i debiti d’onore si pagano con monete antiche e i personaggi si chiamano Cassian o Ares (il nome latino di Marte, dio della guerra, anche se qui il guerriero è una donna). Se avessimo dubbi sulla “matrice” di Capitolo 2, basta il casting di Lawrence “Morpheus” Fishburne nei panni del capo di una rete di senzatetto che funziona meglio di Internet.



